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  1. Ho acquistato il libro di Silvestrini il 1° aprile (non è uno scherzo) e l’ho divorato. Ritengo che esso sia una pietra miliare nel campo dei problemi ambientali perché è scritto alla portata di tutti, anche dei bambini delle primarie e secondarie inferiori, se i docenti lo leggessero e lo spiegassero in classe: questi ultimi lo dovrebbero leggere subito.
    Gennaro Aprea, ambientalista

  2. Un libro affascinante e chiaro per comprendere le evoluzioni in atto nel processo per il contenimento della temperatura terrestre sotto i 2°C, come richiesto dalla Scienza.

    Ad oggi oltre 40 paesi, inclusa la Cina, hanno inviato al Segretariato ONU per il Clima i propri “contributi” nazionali (c.d. INDC) come parte integrante dell’accordo atteso il prossimo dicembre a Parigi. Tra questi anche alcune tra le economie emergenti: prima in ordine temporale il Messico, cui si è aggiunta la Cina con la finalizzazione del proprio INDC a fine giugno.

    Sotto il profilo tecnico-scientifico, ad oggi, le temperature medie globali sono aumentate di 0,78°C rispetto ai livelli pre-industriali (periodo 1901-2012), mentre in Italia dal 1960 ad oggi l’incremento sarebbe di 1,4°C (ISPRA): per avere probabilità di mantenere il contenimento dell’innalzamento della temperatura entro i 2°C occorrono, secondo quanto evidenziato dal V Rapporto dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), tagli delle emissioni climalteranti tra il 40 e 70% entro il 2050, come peraltro sostenuto da ultimo nel Summit G7 di Elmau e tagli tra il 78-118% entro fine secolo. Per il raggiungimento dell’ “Accordo” a Parigi e soprattutto per il rispetto del target climatico indicato dalla Scienza è condizione necessaria il coinvolgimento delle economie emergenti a partire dalla Cina che ad oggi emette più di Stati Uniti, Europa e Giappone insieme.

    Avere la Cina on board è senz’altro essenziale. Come peraltro il Professor Silvestrini ha più volte fatto osservare “la Repubblica popolare è già protagonista attiva nel processo ed è sempre più evidente il suo coinvolgimento, dettato prevalentemente da fattori sociali ed economici”. Come indicato nell’INDC cinese, in particolare, la Repubblica popolare individua quattro principali azioni al 2030: raggiungimento del picco emissivo intorno al 2030, tenendo conto però che il massimo sforzo sarà posto in essere per raggiungerlo quanto prima; riduzione delle emissioni di CO2 per unità di PIL del 60-65% rispetto ai livelli del 2005; incremento del contributo dei combustibili “non fossili” al 20% del consumo di energia primaria; incremento dello stock forestale di 4,5 mld di m3 rispetto ai livelli del 2005.

    Avere ragionevoli probabilità di rispettare il limite richiesto dalla Scienza richiede, però, il raggiungimento del picco delle emissioni a livello globale il prima possibile. Come indicato nel recente Rapporto di Bloomberg New Energy Finance “New Energy Outlook – 2015”, le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di energia elettrica, nonostante l’apporto delle rinnovabili, potrebbe continuare con ogni probabilità a crescere fino al 2029 determinando il raggiungimento del limitedelle 450 ppm, indicato dalla Scienza, al 2038 (per la sola parte attribuibile al settore elettrico). Secondo l’Agenzia di Parigi ridurre le emissioni legate all’uso dell’energia potrebbe però già essere raggiunto entro il 2020, senza costi netti aggiuntivi, puntando su cinque misure: efficienza energetica nei trasporti, residenziale e industria; riduzione dell’uso di impianti a carbone inefficienti; incremento degli investimenti in rinnovabili a 400 mld di dollari al 2030; graduale riduzione ed estinzione di sussidi inefficienti ai combustibili fossili e riduzione delle emissioni di metano associate alla produzione di petrolio e gas.

    Come indicato nel libro, appare pertanto cruciale porre in essere nuove e più incisive misure, ed il raggiungimento dei 2°C potrebbe essere legato anche alla data di raggiungimento del picco emissivo cinese: quanto più questo sarà ravvicinato, ed auspicabilmente quanto più sarà probabile raggiungerlo entro il 2020, quanto più probabile sarà rispettare il target climatico per ridurre le conseguenze di un andamento comunque destinato a realizzarsi.

    A livello internazionale, il secondo trimestre del 2015 ha fatto registrare tuttavia deboli avanzamenti del processo dei negoziati in direzione del futuro quadro internazionale sul clima per il post-2020. A giugno, infatti, a Bonn nella sessione intermedia di lavoro degli organi sussidiari della Convenzione quadro delle Nazioni Unite contro i cambiamenti climatici, le Parti non sembrerebbero essere entrate nella scelta sostanziale tra le opzioni negoziali. Ciò a meno di sei mesi dalla Conferenza di Parigi e con meno di dieci giorni negoziali a disposizione.

    Parallelamente alla inter-sessionale di Bonn, tuttavia, il tema dei cambiamenti climatici è salito nelle agende di altri fora. In particolare, il dossier è stato oggetto della dichiarazione finale del G7 Energia di Amburgo, del Petersburg Climate Dialogue ed infine nel Summit G7 di Elmau.

    È peraltro sintomatico del crescente grado di attenzione del dossier clima-energia e del ruolo delle rinnovabili, le dichiarazioni, rilasciate ad inizio giugno a Vienna, dai ministri dell’energia di Arabia Saudita e Kuwait a favore di ambiziosi piani di sviluppo per sfruttare l’energia solare. Il Ministro per il petrolio saudita Ali al-Naimi ha infatti dichiarato di ambire a porre il proprio paese entro il 2040 nelle condizioni di esportare energia elettrica “pulita” anziché esportare combustibili fossili.

    Infine, il 18 giugno l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” ha sottolineato il carattere di assoluta priorità rivestito dal tema dei cambiamenti climatici provocando una forte eco mediatica per il valore paradigmatico e di indirizzo etico per tutti, non solo cattolici.

  3. Non ho ancora finito di leggere il libro di Gianni Silvestrini, ma sono entusiasta del suo livello nettamente superiore alle letture che circolano su questi temi. E’ una eccezionale sintesi tra concretezza e solidità scientifica, consentita solo a chi ha le idee chiare. Sono convinto che sarà un valido strumento per il mio lavoro.
    Complimenti!

  4. Conoscendo Gianni , la sua competenza, la sua curiosità intellettuale, ero certa che “Due Grandi “ fosse uno di quei libri da leggere a scatola chiusa . La lettura non solo ne ha confermato il valore, ma le tante ragioni per farsi coinvolgere da questo testo. Gianni, come un novello Ulisse della conoscenza , spinge il suo viaggio fino alle più lontane frontiere della sostenibilità, anche quelle meno battute o più controverse. Una prosa asciutta ed accattivante, che non è mai ridondante o compiaciuta di sé , ti accompagna alla scoperta di scenari nuovi , ma concreti, di economia green realmente praticabile. Il connubio vincente tra tecnologie già testate e pronte all’uso e ricchezza delle fonti e dei dati documentali rendono la riduzione dei gas climalteranti non solo una priorità morale ed ambientale, ma un’opzione di sviluppo economicamente e socialmente vantaggiosa.. E l’attenzione al Clima diventa una passione perseguibile, una necessità ineludibile.

  5. Una mappa aggiornata e completa di temi, questioni e soluzioni per affrontare la questione ambientale più importante della storia. Tenere l’aumento di temperatura ben al di sotto dei 2°C (meglio 1,5!) è una questione decisiva per il futuro dell’umanità.

  6. E’ il primo libro che, sul tema complesso e controverso dei cambiamenti climatici, fornisce una mole di dati e di “fatti” che aiutano ad orientarsi correttamente nella materia.
    Inoltre, i casi studio riportati ed i suggerimenti proposto costituiscono una guida comportamentale per chiunque, a qualunque livello, voglia dare un contributo a stare sotto i fatidici 2 °C.

  7. E’ un libro straordinario per chiarezza e precisione. Avevo gia’ letto i recenti volumi in italiano di argomento simile (Rifkin, Al Gore, Rockstrom) ma questo libro è molto più incisivo e completo, che sviluppa e spiega in modo comprensibile anche ai “non addetti ai lavori” il filo che lega tutti gli elementi economico ambientali potenzialmente catastrofici con tutte le opportunità di salvezza, indicando una “visione” laica (non catastrofica né ottusamente ottimistica) di futuro possibile, sostenibile, equo. Quando avremo una classe politica con una visione di futuro come questa, potremo cominciare a sperare. E’ un testo la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria per i politici. Grazie per questo contributo alla nostra società. Giovanni

  8. Caro Gianni,
    come tu sai, sono un Ingegnere, quotidianamente impegnato in trincea per progettare e realizzare Impianti FER.
    Per dirla con la storica frase di Martin Luther King : I have a dream, con il tuo libro 2°C,
    indichi a noi tutti come il sogno di un mondo vivibile per gli esseri umani, può diventare realtà !
    Grazie di cuore.
    Silvano

  9. Caro Gianni
    Ho letto il tuo libro , ed è un lavoro che resterà per un po di tempo sul comodino, utile a riordinare idee e concetti.
    Attendo però la nuova edizione con il 17° capitolo che mi hai “promesso” al fine di approfondire il tema posto dagli ingegneri di Google : ““Suppose for a moment that it had achieved the most extraordinary success possible, and that we had found cheap renewable energy technologies that could gradually replace all the world’s coal plants—a situation roughly equivalent to the energy innovation study’s best-case scenario. Even if that dream had come to pass, it still wouldn’t have solved climate change. This realization was frankly shocking: not only had RE<C failed to reach its goal of creating energy cheaper than coal, but that goal had not been ambitious enough to reverse climate change “
    Spesso dimentichiamo è che ai fini dei cambiamenti climatici ciò che rileva sono le emissioni cumulate, e che la CO2 permarrà per secoli nell’atmosfera anche se domani smettessimo di emetterne. Sappiamo da tempo ( Hansen 2008 http://www.columbia.edu/~jeh1/2008/StateOfWild_20080428.pdf) che il livello di sicurezza per prevenire cambiamenti climatici irreversibili è 350 ppm. Ma oggi siamo a 400 ppm . Ed ogni anno , al netto del carbonio che gli oceani assorbono ( acidificandosi), la concentrazione di CO2 nell’atmosfera cresce di quasi 2 ppm.
    In altri termini anche se domani passassimo a 100% elettricità rinnovabile, elettrificassimo tutti i trasporti, non avremmo risolto il problema : l’agricoltura vale il 20-25% delle emissioni e la CO2 che già abbiamo emesso e continueremo realisticamente ad emettere , non sono in grado di garantire l’obbiettivo di prevenire “abrupt climate change risks”.
    Dobbiamo quindi convenire che tutto elettrico rinnovabile non basta. E’ condizione necessaria ma non sufficiente. Oltre al tema delle fonti carbon neutral è necessario sostenere la prospettiva di un ricarbonizzazione della biosfera a partire dai sistemi agricoli attraverso lo sviluppo di sistemi carbon negative .
    A questo può servire il concept del “biogasdoneright” : uno strumento per la produzione di carbonio addizionale e per lo stoccaggio del carbonio nel suolo . E’ l’anno internazionale del suolo , è l’anno di EXPO 2015 : abbiamo necessità di stoccare nel suolo ( l’unico serbatoio disponibile ) 100-150 Gton di Carbonio . E’ giunto il momento di abbandonare categorie obsolete ed inutili quali quelle delle bioenergie di prima o seconda generazione , prescindendo da categorie moralizzandi che servono solo al mondo del fossile , e porsi il tema di come fissare biologicamente ed in modo sostenibile più carbonio producendo per più mercati ( food , feed energy and biobased materials) e destinare il carbonio aggiuntivo sottratto all’atmosfera al suolo anche per migliorarne la fertilità .
    Decenni di esperienza dell’agricoltura biologica dimostra che se continuativamente aumentiamo gli input di sostanza organica al suolo , aumenta il contenuto in carbonio nel suolo e la sua fertilità .
    E’giunta l’ora che se ne parli e giunto il momento di abbandonare il moralismo del FOOD vs FUEL e trovare il modo per sequestrare quanto più carbonio possibile nei suoli e negli ecosistemi.
    Complimenti ancora.
    Stefano

  10. Buongiorno Gianni.
    Ho appena finito di leggere il suo libro. Credo il più bel libro sull’argomento degli ultimi 5 anni. Non solo per i suoi contenuti con cui concordo al 100% e che sostengo da tempo, ma anche per la visione chiara del futuro economico ed industriale del nostro paese, nonchè del mondo. Purtroppo l’Italia, nonostante le sue potenzialità, arriva sempre dopo in tutti i settori, ed è un approccio mentale difficile da sradicare. Ancora tanti complimenti. Un caro saluto. Andrea Guerreri